L’immagine rappresenta una visione a 360° dei compiti di un Chief Sustainability Officer, evidenziando come ogni area si interconnetta con le altre per generare un approccio integrato alla sostenibilità. Devo dirvi che ha suscitato in me molte perplessità alla luce dell’OMNIBUS. Proposta in post di ieri.
Occorre ora avere i piedi a terra. Ottimo in un libro di testo per il management o per le aziende che superano i 1000 dipendenti. Più avanti ma molto più avanti si vedrà. Nel frattempo le cose possono cambiare, ma in peius credo.
È effettivamente complesso che un’unica figura ricopra tutti i dodici ruoli descritti, soprattutto in una piccola e media impresa italiana, per ragioni di risorse e struttura organizzativa .
In molti casi, quindi, l’approccio più praticabile consiste nel semplificare alcuni compiti e coordinarli con altre funzioni già esistenti, creando piccole unità interfunzionali dove il cosiddetto responsabile ESG (o chi si occupa di sostenibilità) lavora a stretto contatto con l’amministrazione, il marketing e la produzione.
Ciò risponde alla logica di integrare la sostenibilità nei processi aziendali correnti, piuttosto che aggiungere un livello gestionale extra situato “al di fuori” del normale ciclo di pianificazione strategica.
La chiave è adattare i dodici compiti, che vedete sotto, alla realtà di una PMI, concentrandosi inizialmente su pochi obiettivi prioritari (ad esempio riduzione sprechi e miglioramento della reputazione), delegando se possibile le funzioni più tecniche (come l’analisi del rischio ESG o la rendicontazione avanzata) a consulenti esterni o a collaborazioni con associazioni di settore.
Questo consente di avviare il percorso di trasformazione sostenibile senza dover strutturare un intero dipartimento dedicato, puntando gradualmente a collegare le attività ESG con gli obiettivi di crescita e la gestione quotidiana dell’impresa.
Per esempio, prendiamo una PMI del settore agroalimentare che voglia valorizzare gli scarti di produzione e ridurre il proprio impatto ambientale. Qui, un unico referente dedicato alla sostenibilità potrebbe, in prima battuta, occuparsi di monitorare i consumi d’acqua e di energia (compiti 05 e 08 nella mappa), proponendo un piano di efficienza con l’aiuto dell’ufficio tecnico (Operational Efficiency & Data Tracking). In parallelo, la stessa persona, anche se non formalmente nominata “Chief Sustainability Officer”, lavorerebbe con l’ufficio marketing per comunicare i progressi ai clienti (Brand & Reputation), creando un mini-report annuale e organizzando una visita guidata agli impianti di produzione per mostrare i miglioramenti ESG. Allo stesso tempo, il responsabile si confronta mensilmente con la direzione per inserire eventuali investimenti “verdi” nel budget e definire indicatori semplificati, ad esempio la percentuale di riuso degli scarti e il risparmio sui costi energetici, tenendo d’occhio anche possibili agevolazioni finanziarie per soluzioni innovative.
Se la analizziamo in modo organico.
La funzione (01) riguarda la capacità di integrare la sostenibilità (Strategic Integration) negli obiettivi e negli indicatori chiave di performance aziendali.
(02) è focalizzata su ESG Risk & Compliance, ossia l’identificazione e la mitigazione dei rischi legati a fattori ambientali, sociali e di governance.
(03), l’area Finance & Investor Engagement approfondisce come guidare strategie di finanza verde, divulgazione ESG e analisi del ritorno sugli investimenti sostenibili.
(04) Brand & Reputation sottolinea l’importanza di comunicare in modo trasparente gli obiettivi e i risultati di sostenibilità.
(05), si evidenzia la Operational Efficiency, con l’obiettivo di ottimizzare processi e risorse.
(06), Supply Chain Governance mira a garantire la tracciabilità e la collaborazione etica lungo la catena di fornitura.
(07), l’immagine riporta come l’Innovation & Business Models serva a sviluppare prodotti eco-friendly, soluzioni di economia circolare e nuove opportunità di ricavo.
(08), Data & Performance Tracking, si concentra sugli strumenti di misurazione e benchmarking rispetto a parametri ESG ben definiti.
(09), Stakeholder Collaboration, si tratta di coinvolgere ONG, policymaker, comunità e partner industriali per ottenere un maggiore impatto collettivo.
(10), Culture & Leadership pone l’attenzione sulla costruzione di una mentalità diffusa di sostenibilità, promuovendo la formazione e l’allineamento ai vertici.
(11), Governance & Board Liaison, verte sul coordinamento con l’organo di governo aziendale, integrando le priorità ESG nelle decisioni di vertice e nei piani di compensazione. Infine,
(12), Resilience & Future-Proofing invita a considerare scenari futuri e strategie di adattamento climatico per garantire la competitività a lungo termine.
Credo utile un glossario dei termini, anche per un futuro libro di management della sostenibilità.
1. Strategic Integration
Integrazione delle pratiche di sostenibilità all’interno della strategia aziendale, includendo obiettivi, indicatori chiave di performance (KPI) e piani di lungo termine per garantire coerenza tra sostenibilità e crescita del business.
2. ESG Risk & Compliance
Identificazione, gestione e comunicazione dei rischi legati ai fattori ESG (Environment, Social, Governance). Include l’adeguamento a normative ambientali e sociali che evolvono costantemente per evitare sanzioni o rischi reputazionali.
3. Financial & Investor Engagement
Coinvolgimento di investitori e accesso a strumenti di investimento “green”, come finanziamenti sostenibili, analisi del ritorno sugli investimenti ESG e strategie finanziarie integrate con obiettivi di sostenibilità.
4. Brand & Reputation
Promozione della credibilità dell’azienda tramite comunicazioni trasparenti sulle iniziative di sostenibilità e sui risultati ottenuti, rafforzando il valore del marchio agli occhi di clienti, partner e investitori.
5. Operational Efficiency
Ottimizzazione dei processi aziendali per ridurre consumo di risorse, sprechi e costi. Implica l’introduzione di pratiche più efficienti in termini energetici e riduzione delle emissioni di carbonio.
6. Supply Chain Governance
Gestione sostenibile della catena di fornitura attraverso l’etica nelle collaborazioni con i fornitori, la tracciabilità dei materiali e il rispetto dei criteri ambientali e sociali durante l’acquisto di prodotti o servizi.
7. Innovation & Business Models
Promozione di modelli di business innovativi, come l’economia circolare, e lo sviluppo di prodotti a basso impatto ambientale per ampliare le opportunità di mercato e creare valore.
8. Data & Performance Tracking
Utilizzo di sistemi per monitorare i progressi aziendali rispetto agli obiettivi di sostenibilità attraverso la definizione e l’analisi dei KPI ESG. Consente la misurazione del successo di strategie adottate e la loro ottimizzazione.
9. Stakeholder Collaboration
Collaborazione con portatori di interesse (comunità locali, istituzioni, ONG, partner) per affrontare insieme le sfide di sostenibilità, creare sinergie e amplificare l’impatto positivo delle iniziative aziendali.
10. Culture & Leadership
Creazione di una cultura d’impresa orientata alla sostenibilità attraverso formazione, responsabilizzazione dei leader aziendali e integrazione dei valori ESG nei comportamenti operativi quotidiani.
11. Governance & Board Liaison
Allineamento del consiglio di amministrazione e del top management con gli obiettivi ESG, integrandoli nelle decisioni strategiche, nelle politiche aziendali e nei sistemi di compensazione dirigenziale.
12. Resilience & Future-Proofing
Preparazione dell’azienda ad affrontare sfide future, come il cambiamento climatico, sviluppando strategie a lungo termine per garantire la competitività e la capacità di adattamento ai cambiamenti dei mercati e delle normative.